S. Giovanni in Venere
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S. Giovanni in Venere

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A pochi passi dal mare Adriatico, su un promontorio nei pressi dell'abitato di Fossacesia sorge l' antica abbazia di San Giovanni in Venere. 
Le fonti parlano di un primitivo insediamento monastico(829 d.C.) e dipendenza del monastero di S. Stefano di Atessa, su una presunta chiesa paleocristiana, possibilmente ascrivibile a materiale di spoglio(colonne, capitelli, frammenti di fregio architettonici) depositati in loco, sia all'esterno che all'interno del complesso. Nonostante la chiara identificazione del solstrato toponomastico, l'idea che la chiesa sorga su un vetusto edificio di culto pagano, non è ancora completamente accettabile, anche se oltre i suddetti materiali sono molto significative le recenti scoperte riferite a sepolcreti monumentali di età romana, confermati anche dallo scavo di una recente area necropolaredi età romana a ridosso del complesso ecclesiastico[1].
Dopo il 1000 il monastero divenne un potente complesso abbaziale dotato di possedimenti e insediamenti, dal medio Sangro fino alla foce del Portus Veneris(attuale Fossacesia Marina)[2]. 
In seguito all' arrivo dei normanni il complesso monastico fu fortificato con torri e fossato, in quanto avamposto di controllo con la vicina Rocca di S. Giovanni. La comunità benedettina nel periodo aureo era composta da oltre 80 monaci dediti alla preghiera, allo studio, all'insegnamento, al lavoro. Nell'abbazia vissero illustri personaggi. Tra i tanti: Federico di Lorena, futuro cardinale e papa con il nome di Stefano IX, san Berardo, eletto vescovo di Teramo nel 1116; il papa san Celestino V che vi emise la professione religiosa come oblato; l'abate Desiderio, eletto papa nel 1087 con il nome di Vittore III. Nel suo massimo splendore l'abbazia possedeva terreni in Abruzzo, nelle Marche, nelle Puglie, in Romagna e in Dalmazia; inoltre era proprietaria di 80 castelli, di un centinaio di chiese, delle saline alla foce del vicino fiume Sangro e di alcuni porti. L'abbazia fu spesso danneggiata. L'episodio peggiore si ebbe nel 1194 con il passaggio della IV Crociata quando i soldati si abbandonarono ad ogni sorta di nefandezze e distruzioni. La situazione fu aggravata da una terribile mareggiata nel 1283 e da saccheggi nel 1352, nel 1355 e nel 1381. Il catastrofico terremoto del 1456, la violenta pestilenza del 1478, le scorrerie dei Veneziani nel 1482 e la destituzione dell'ordine monastico nel 1873, ne decretarono la totale decadenza e l'abbandono.  Lasciata dai Benedettini l'abbazia nel 1585 venne affidata ai padri Filippini che vi restarono fino al 1880, sostituiti dai Gesuiti dal 1609 al 1616. Nel 1873 i beni dell'abbazia passarono allo Stato, finchè nel 1940, dopo i disastri del conflitto mondiale, il complesso fu oggetto di numerosi interventi di ripristino e la causa della rinascita di San Giovanni in Venere fu presa in mano dai padri passionisti[3].


STRUTTURA:
La facciata che si compone di due registri, presenta il portale in pietra locale incisa di XII sec.d.C. mentre la parte superiore del monumento, che ha subito numerosi restauri post rinascimentali, va a rappresentare un altro momento, certamente meno espressivo rispetto al florido e irresistibile intaglio della pietra di XIII secolo dei rispettivi ingressi, frontale e laterale, che ha il suo corrispettivo anche nell'accesso al chiostro del convento dove è posta l'iscrizione del mastro Alessandro(MAGISTER ALEXANDER HOC OPUS FECIT A.D. MCCIIII). Punto di maggior rilievo del monumento è certamente il gran portale e la sua lunetta, rappresentante Gesù in trono con Maria e S. Giovanni Battista, sotto le istituzioni rappresentate dalla statuina di S. Giovanni Battista acefala e l'abate Rainaldo, committente dell'opera.
Il campanile, usato come torre di difesa tra il XII- XIII sec. d.C. accompagna il momento di maggiore strutturazione architettonica del complesso che nel suo momento di magnificenza si corona dei tre absidi sul lato laterale, di stile policromo orientale, ripartiti con archetti, finestre trilobate e dischi monofori con motivi orientali.
L'attuale edificio che ha un impianto interno basilicale di struttura cistercense, ha le arcate laterali con ampie volte ogivali e soffitto ligneo. L'area presbiteriale è accessibile dalla bella scalinata in pietra, dove è ubicata la cripta con i bellissimi affreschi del XII- XIII secolo, e sulla parete laterale sinistra si trova un monumento sepolcrale del 1300 di scuola pugliese.
Molto importante è anche il chiostro del monastero, con il suo portico, desiderio edilizio dell'abate Oderisio II. Trattasi di una stratigrafia verticale ricca di testimonianze del tempo, visto che sulle pareti sono esposte colonne e frammenti architettonici, oltre che iscrizioni lapidee provenienti da contesti di età romana e medievale, soprattutto riferiti al circondario del fondo di S. Giovanni. Alcuni frammenti di colonnine tortili provenienti da importanti maestranze hanno costituito le loggette del chiostro, sempre a testimonianza dell'ottima maestranza che ha lavorato in questo sito. Il convento ha trovato felici interventi di restauro ad opera della congrega dei passionisti, armonizzandosi appieno con il resto della antica struttura, tantevvero che S. Giovanni in Venere è utilizzata attualmente come location di importanti cerimonie.


M. Davide




[1] Secondo la tradizione letteraria invece, sull'area dell'attuale abbazia sorgeva anticamente un tempio dedicato alla dea Venere Conciliatrice, da cui il nome San Giovanni in Venere. Il tempio era molto vasto con un ampio portico e una solenne gradinata. Gli abitanti del luogo ne andavano orgogliosi e vi si recavano per ottenere dalla dea la pace in famiglia. Vi andavano specialmente i giovani nella imminenza delle loro nozze. Tra il 529 e il 543, vivente ancora san Benedetto, vennero da Montecassino alcuni discepoli del santo guidati dal monaco Martino che si era interessato perché sull'area del monumento pagano, sorgesse un monastero benedettino. Fu abbattuta la statua di Venere e venne demolito il tempio ormai assai fatiscente. Sulle sue rovine fu edificata una prima chiesa cristiana di proporzioni molto limitate dedicata alla Madonna e a san Giovanni Battista; venne costruita anche una modesta abitazione per i monaci. Non ci sono del tutto note le vicende dei primi quattro secoli del monastero che, alle dipendenze prima di Montecassino e poi di Farfa, si rese indipendente solo nel 1004. Tuttavia, sulla terrazza panoramica retrostante il convento annesso alla basilica monastica, si scorge ancora una fila di fondazioni riferibili a colonne di notevole dimensione, in fila parallela, in direzione del mare, su un terreno che non è accessibile al visitatore.


[2] ll conte Trasmondo I, di origine longobarda, nel 973 donò infatti all'abbazia terreni, castelli e metà delle rendite del sottostante porto di Venere. In quegli anni si viveva nel terrore dell'anno Mille: la persuasione dell'imminente fine del mondo induceva molti a devolvere i propri beni per opere di carità e per la costruzione di chiese con la speranza di ottenere il perdono dei peccati. Trasmondo II nel 1017 fece donazioni ancora più consistenti e ampliò la prima chiesa. Oderisio I (abate negli anni 1059-1085) costruì il monastero, una scuola per i monaci e un'altra per il popolo, aprì una ricca biblioteca, edificò locali per l'insegnamento di arti e mestieri.

 

L'abate Oderisio II, che guidò il monastero per 49 anni dal 1155 al 1204 e che fu anche cardinale, fece costruire la grande abbazia attuale (metri 50x20). La costruzione iniziò nel 1165; la chiesa e la cripta sottostante furono arricchite di affreschi, statue e sculture. L'abbazia è suddivisa in tre navate sorrette da dodici pilastri e archi a sesto acuto e a tutto sesto. Il presbiterio sopraelevato, è incorniciato da un grandioso arco trionfale. Nella cripta vi sono alcuni affreschi databili dalla fine del XII al termine del XIII secolo e il cui restauro è stato ultimato nel 2009. Nell'affresco di destra è rappresentato Cristo benedicente in trono tra i santi Pietro e Paolo (a destra), Giovanni Battista e Giovanni evangelista (a sinistra). In quello centrale: sopra, Cristo fra i santi Giovanni Battista e Benedetto; a lato, Madonna in trono con il Bambino fra i santi Michele e Nicola di Bari. Nell'affresco di sinistra Cristo in trono fra i santi Vito e Filippo. Le colonne della cripta provengono dall'antico tempio di Venere. L'attiguo chiostro costruito da Oderisio, ha subito lungo i secoli vari interventi ma conserva ancora il suo fascino e la sua bellezza.


[3] Nel 1954 dopo ripetuti e insistenti inviti del vescovo di Chieti, prima monsignor Giuseppe Venturi e poi il suo successore monsignor Giovanni Battista Bosio, vi arrivano i Passionisti che ricostruiscono dalle fondamenta la casa religiosa e restituiscono splendore e decoro all'intero complesso. L'abbazia, dichiarata monumento nazionale nel 1881, è tra i più importanti monumenti d'Abruzzo. A picco sul mare e non lontana dalla montagna, è meta di turisti, di studiosi di arte e di storia. Molti giovani, provenienti anche da lontano, la scelgono per celebrarvi il loro matrimonio. Tutti vi possono godere momenti di pace e di serenità e ammirare uno splendido panorama. La comunità passionista, è impegnata nella cura pastorale dell'abbazia, nelle missioni popolari, nell'accoglienza dei numerosi fedeli e turisti, in vari ministeri a servizio della chiesa locale e di comunità religiose.

Fonte: http://www.sangiovanninvenere.it/

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